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Lettera a un nuovo inizio

1/01/2021 Caro tu, È così strano pensare di scriverti ancora. Le cose cambiano sempre così in fretta che è difficile definire le situazioni sul momento. Eppure aspetto, persevero, consapevole del fatto che ciò che è stato non ritornerà. Ma scelgo di dedicare a te questo nuovo inizio, la rinascita di una speranza vana disciolta nel gelido cielo di una notte ormai abbondantemente sbiadita. Le cose nuove si iniziano sempre con delle aspettative. Ci si immagina la perfetta evoluzione delle vicende e ci si trastulla in quell'inimmaginabile epilogo destinato a mutarsi, prima di quanto ce ne si accorga, in una vana memoria, destinata a bruciare con la stessa insospettabile intensità con la quale è stata costruita. Ma voglio ripartire proprio da qui, prendendo quel glorioso passato per ridonarlo al giusto tempo e tornando al pensare al nuovo e imprevedibile presente. Ma non con te. Ciò che ci riserva questo nuovo anno lo scopriremo solo vivendo le nostre vite, come ci tenevi a ripeterm

Lettera a una potenza irrealizzata

23 novembre 2020 Caro Tu, So di non doverlo fare. Certe cose accadono ed è giusto così. Ma in certi momenti mi trovo a desiderare ardentemente che niente, di quel recente passato, sia veramente accaduto. E questo è proprio uno di quei momenti. È ormai collaudata, per me, la strategia della lettera alla Musa. Ne scrivo sempre una quando me lo sento, quando ne ho bisogno, e mi piacerebbe leggerti anche tutte le altre, tutte le precedenti. Perché davvero non mi conosci, Tu. Ci siamo sempre nascosti, ci piaceva così, ma questo non ha fatto che accrescere il mio desiderio di svelarmi, di farmi scoprire, di osservare e finalmente toccare tutto ciò che anche tu mi celavi. E ne sento ancora il bisogno. Di riavere quello spazio, quella bolla sicura e confortevole che ho tanto sognato di vivermi. Sai, in questo momento il mio rapporto con te, Musa, lo vivo in maniera controversa. Mi spingi a rintanarmi nella finzione letteraria, ma solo tu sai quanto desideri averti davvero. È un po' la f

Sabato pomeriggio

Un tintinnio solitario D'un tè ormai finito Senza emetter sospiro

Da specchi dorati l'anima infranta

Da specchi dorati l'anima infranta, spezzata, spossata da lieve potenza. A un dardo infuocato fremendo domanda ove dolente dal vento è dispersa. D'un attimo immenso si crede e si vanta, accesa di luce e di calda impazienza. Nel cupo nero dell'erma locanda sul corpo stanco con ira imperversa dopo un sospiro di gelido siero dal quale il dardo fremente è scoccato all'ombra sfumata d'un bene sincero. E il cuore esitante d'affanno toccato infuria feroce sul misero e mero spirito critico, da sempre ignorato.

Attesa

Un tempo infinito Straziato, segnante Ripete incessante All'ombra il suo nome. Un piatto pulito. La sera, in attesa Risponde sorpresa. Di lacrime come D'un bimbo ferito Si riga un amante Caduto all'istante. Un abisso totale.

Lettera a un fratello lontano

17 agosto 2019 Caro tu,  non lo so perché lo sto facendo. Mi va, anche se forse neanche troppo, temo sempre la tua reazione. È sempre forte la paura dell'abbandono, mi sento sempre di rischiare, specialmente con te.  Non so quale mia convinzione mi spinga a credere che sia così, non mi hai mai dato motivo di crederlo, eppure ormai ci sono così abituata da rendere l'idea di un'eventualità quasi scontata. Eppure, c'è qualcosa che mi spinge a rischiare. Certe cose valgono più della sofferenza di un rifiuto, certi tentativi vanno fatti lo stesso. Ultimamente mi soffermo spesso a pensare al rapporto che abbiamo. Certe volte sembra quasi nato per portare sofferenza, data la condizione in cui ci troviamo, in cui mi trovo, straziata dal desiderio di realtà strappato via da infinite e lente distese. Ma ci sono cose che nascono con l'idea di voler fare male, senza riuscire, ostacolate dalla visione positiva che le persone hanno del loro insieme. Anche riguardo a questo, pu

Lettera a un'illusione

Caro Tu, soltanto ieri ti ho lasciato andare, ma già da ieri sembra un'eternità. Il baratro di riflessioni nel quale mi sono gettata sembra diventare sempre più profondo e oscuro, così come i pensieri neri che ne emergono. Sono avvolta da anni di miseria che vorticano furiosamente tutt'intorno, ma non cado. Ancora la tua luce giunge ai miei occhi, ma appare fioca, sempre più distante e tenue. Non provo dolore, il buio che mi circonda non trafora il mio petto già squarciato, la memoria non raggiunge la tua essenza, ma la esalta, definendone i contorni. L'impronta delle tue mani brucia ancora sulla mia pelle, segnata, come il mio animo lo è stato dal tuo passaggio. Mi tieni in mano sulla punta delle dita, ma sei fragile. Mi vedrai cadere, frantumandoti nel vento. Mi lasceresti mai morire? O verresti con me? Il tuo sguardo di ghiaccio mi ha gettato in questo pozzo senza fine, ma quanto ci dovrò restare? Verrai mai a riprendermi? Lasciami andare, ti prego, per quanto amas